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Dalla teoria alla pratica: emergenza, stress, trauma e TRE

In fondo non occorre conoscere nei dettagli gli Elementi, per sapere dove apparteniamo, ci sentiamo al sicuro, protetti, liberi ed in salute.

C’è chi nuota come un pesce, letteralmente ! E chi ha paura del bagnetto, sin da bambino.

Chi rinasce, come me, affondando le mani nella Terra come fossero radici, e chi trova che la terra sia bassa….e faticosa.

O, al massimo, niente più di qualcosa da calpestare.

C’è chi vive tra le nuvole, e chi non sale nemmeno sulle giostre, che tutto quel vuoto intorno è davvero troppo.

Ecco, io sono un essere terracqueo, da sempre.

Dapprima più “acqueo” e con la mia nuova vita fuori dalla città, finalmente, ho le mani nella terra appena posso.

Ma….ma le persone che ti vogliono bene, esistono anche per farti assaporare le emozioni di scelte che tu…non faresti mai !

Ed ecco che, complice un regalo, mi trovo a decollare su un ultraleggero, alla scoperta dei miei luoghi, da una nuova prospettiva.

Arrivata al cancello della scuola di volo, ammetto, ero un po’ agitata. Ed un pizzico incredula.

Ma non ho mai davvero pensato di sottrarmi all’esperienza che mi stava aspettando….solo, che non immaginavo davvero cosa mi aspettasse !

Non sono brava a creare suspance.

E non sto scrivendo per tenervi sulle spine.

Per cui vi svelo subito che il mezzo sul quale volavo, un idrovolante, ha finito per inabissarsi.

E tutta la mia avventura, è finita sui quotidiani locali, con tanto di particolari falsi o inventati da giornalisti decisamente poco professionali.

Vi dico che è accaduto tutto per un inconveniente tecnico, così soddisfo almeno parzialmente l’inevitabile curiosità di conoscere i dettagli di un evento decisamente infrequente ed apparentemente drammatico.

Vi stupisce che abbia scritto apparentemente ?

Molti in effetti si sono stupiti, che lo descrivessi così.

E questa è stata la molla grazie alla quale ho messo a fuoco alcune interessanti riflessioni, che voglio condividere con voi.

Mi sono trovata in mezzo al lago, all’esterno di un velivolo che minacciava di colare a picco, appesa ai tiranti di un’ala, nel tentativo di fare da contrappeso sul lato opposto a quello che gradualmente stava affondando.

Ed ero calma.

Straordinariamente calma.

E dato che non sono né una persona straordinaria, né sono preparata in alcun modo ad affrontare simili emergenze, questa calma ha suscitato un deciso stupore nei coattori della vicenda.

A me, invece, ha donato un’occasione superlativa, spero unica a dire il vero, per osservare la mia mente.

Al decollo, ai primi attimi del volo, l’inquietudine iniziale era già sparita e mi stavo godendo uno spettacolo per me inedito.

Ma quando le cose hanno cominciato ad andare storte, la prima emozione è stata l’incredulità. Il rifiuto.

Cosa rifiuta, precisamente, la mente in casi simili ?

La mente razionale calcola le probabilità che davvero un evento avverso e raro possa accadere proprio a te. Minime ? Impossibile, finirà diversamente da come sembra…..cerca una scappatoia.

La mente emotiva, invece, comincia a far brontolare la pancia, dato che la sua sede è nel corpo, e non vuole affrontare l’ignoto.

Cominciano ad attivarsi le risposte allo stress e cominci a sentire lo stomaco vuoto, l’attenzione acuta ed una minima attivazione cardiaca e polmonare: sei pronto per affrontare gli eventi.

Che, ovviamente, mutano e richiedono una risposta adattativa.

Nella mia emergenza, il fattore chiave è il Tempo.

Io ed il mio pilota abbiamo avuto tempo ….per decidere (lui) diverse strategie e, soprattutto, per comunicare.

E questi sono due elementi assolutamente cruciali.

Affrontare in modo proattivo una situazione di emergenza ed avere la possibilità di quantomeno tentare di essere decisivi rispetto al suo epilogo, occupa la mente razionale ed evita che si abbandoni alle congetture.

Se c’è da fare, la mente resa acuta dal picco di stress, non solo pensa solo una cosa per volta ma fa anche in modo che il compito che si è data venga svolto nel modo più efficiente possibile.

Sto remando correttamente ? Faccio peso da questo lato ? Dobbiamo chiamare qualcuno ?

Non è che i compiti fossero molti, ma sufficienti.

Lasciarsi andare alle congetture, avrebbe inevitabilmente dato potenza all’ignoto, i pensieri si sarebbero persi tra i più nefasti ed il picco di stress sarebbe rapidamente arrivato oltre la soglia di tolleranza.

A quel punto, sarei stata ufficialmente traumatizzata e probabilmente avrei compiuto delle azioni irrazionali, nonché inutili.

Ma c’è un altro elemento davvero essenziale per affrontare efficacemente una situazione simile.

Ed il perno è non essere, o essere lasciati, soli.

Non sto parlando di empatia nel senso più stretto del termine.

Il mio pilota ha avuto un comportamento ineccepibile, comunicandomi ogni evoluzione della situazione ed ogni soluzione attuabile, momento per momento.

Ha risposto alle mie domande, ha valutato le mie proposte, ascoltato, e riso persino delle mie battute.

E soprattutto, non ha mai cercato di negare l’emergenza.

In questo modo, nuovamente, la mia mente è stata protetta dalle congetture ed ha potuto immergersi nel presente.

Immagino che, conoscendomi, sappiate già cosa sto per dirvi.

Ovvero, il valore del “essere nel momento”, della consapevolezza e …..che non debba necessariamente essere un cuscino di meditazione, il luogo dove praticare la presenza.

L’esperienza eccezionale che ho vissuto mi ha dato questo insegnamento di inestimabile valore: la nostra mente può realmente essere allenata a non scappare via ed è un incredibile organo di senso, che ci immerge in una realtà caleidoscopica creata dal suo incontro con il campo delle infinite possibilità.

“Uno, nessuno e centomila” eventi per centomila menti diverse.

Non lo trovate affascinante ?

Ho avuto, in questa esperienza, il dono del Tempo.

Se invece di affondare lentamente, ci fossimo schiantati all’improvviso, la mente non avrebbe avuto il tempo di fare altro se non proteggersi nel rifiuto, il corpo sarebbe schizzato immediatamente in un’incontrollabile quanto inutile iper-attivazione ed il trauma si sarebbe presentato, senza scampo.

Sono comunque rimasta in osservazione per un paio di giorni, scandagliando i miei pensieri e le mie emozioni alla ricerca di qualche segnale.

Ovviamente, ho dovuto ripetere alcune volte la narrazione dell’accaduto a parenti ed amici, increduli.

Ed ho notato una lieve attivazione a livello del cuore, il respiro che si faceva più frammentato e superficiale.

A distanza di 48 ore, ho deciso di regalarmi una sessione di Trauma Release (avete già visitato la sezione dedicata ?), ed è alla fine di questa sessione che scrivo questa testimonianza.

La sessione è iniziata in crescendo: sin dai primi pattern di movimento ben conosciuti e che mi sono caratteristici, ho notato un incremento del volume e della frequenza respiratoria.

Per molti minuti ho sentito il bisogno di questa apertura del cuore attraverso il respiro, che mi ha portato ad una connessione più profonda con il corpo, mentre la mente alleggeriva man mano la sua presenza.

Ed ecco che, lentamente, è affiorata un’inquietudine sottile, che andava a rompere l’armonia del respiro.

Una sorta di pianto sordo, affogato nel profondo, nel petto.

E’ durata un po’, abitando la mente, fino a quando sono stata pronta ad abbandonare la resistenza a questa sensazione leggermente sgradevole, come una leggera oppressione.

L’ho contattata con le mani, appoggiandole sul cuore dopo aver cercato con il tocco il punto più sensibile e vicino alla sensazione, finché non mi sono trovata a massaggiare molto vigorosamente lo sterno, su e giù, più e più volte e…bam!

Ad un tratto, ecco la rabbia !

Il corpo si è attivato velocemente, il capo si scuoteva in un deciso “no!” mentre mani e piedi sbattevano forte a terra.

Non è durato che pochi secondi.

Il corpo è rientrato poi delicatamente nei suoi schemi conosciuti, lentamente l’inquietudine è sparita.

Qualche leggero tremore, come a sciogliere residui e la mente ha cominciato a fare capolino: piano piano sono arrivati i pensieri …il lavoro, gli impegni, le cose da acquistare…..

Per le mie sessioni, questo segna il momento in cui interrompere.

Aspetto sempre un attimo, ascolto se deve arrivare ancora qualcosa, mi prendo del tempo, silenzio la mente.

E poi, concludo il mio trauma release.

Anche oggi, sono straordinariamente grata di aver trovato sul mio cammino questo strumento incredibile al quale mi affido con fiducia.

Una sorta di traduttore che permette al mio corpo di esprimersi, liberarsi e guarire senza passare per la mia ingombrante mente razionale.

Penso ancora che sia un regalo che è stato fatto prima di tutto a me, per quanto mi ha fatto scoprire e crescere.

Impossibile, poi, non condividerlo nella mia professione.

Cosa sarebbe stata l’esperienza, come vi dicevo pur solo apparentemente drammatica, di trovarmi in mezzo ad un lago, su un velivolo che stava affondando, se non avessi avuto gli strumenti per indirizzare la mia mente al momento presente, piuttosto che lasciarsi trascinare nelle improbabili congetture di un futuro che poteva apparire piuttosto indesiderabile ?

E quanto è inestimabile il valore di uno strumento che permette di evacuare dalle memorie del corpo anche gli insulti meno profondi, creando spazio, evitando che lo stress si accumuli ?

Ancora una volta, grazie TRE !

Il mio decollo !

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Una riflessione da condividere

Ieri ho ripreso uno sport che mi è molto familiare, dopo tanto, tanto tempo di inattività.

Finita la sessione, in auto, mentre tornavo a casa, ascoltavo il mio corpo parlarmi, cercando di lasciare più spazio possibile al dialogo.

Sentivo le fasce dove risiedono i miei problemi, tirarsi, avvitarsi …le sentivo vive !

Doloranti, vero.

Ma finalmente in grado di esprimersi.

Il dolore, lo sa bene chi lo vive nella sua versione più spietata, quella cronica, è un efficente congelatore di sensazioni.

Sembra assurdo, ma dove c’è il dolore cronico, si smette di sentire.

I muscoli si irrigidiscono e caparbiamente smettono di collaborare, le fasce perdono la loro funzione ed il corpo non dialoga più con se stesso. Comincia a lavorare per compartimenti, escludendo quelli da dove arrivano i segnali di allarme, nel tentativo di salvaguardarne l’integrità.

Cominciamo lentamente a perdere il dialogo interno, a vivere nei compensi posturali, ad accettarne le conseguenze e così, giorno dopo giorno, plasmiamo la nostra mente ad accettare ed arrendersi.

Ecco perché cronicità e depressione vanno a braccetto.

Ed è un viaggio fatto di passi impercettibili, un abbraccio sinuoso e soffocante che stringe sempre un pò di più.

Fino a quando, un giorno….

E’ la vita, ad offrirci pene e delizie.

Basta una piccola occasione, basta una minima deviazione dalla routine e ……. tutto può cambiare.

Un incontro, una frase che ci accendono d’emozione, una riflessione che ci riempie di tristezza o un impeto di rabbia che sale.

Sono tutte manifestazioni della nostra energia interiore, che cerca faticosamente di far capolino nella fatica e nell’abitudine che ci appiattiscono. Sono momenti preziosi, da raccogliere con tutta la volontà che riusciamo a richiamare a noi stessi.

Caparbiamente, ci dobbiamo afferrare a queste occasioni, permettere loro di trascinarci in una nuova realtà.

Possiamo sentire la nostra energia vitale agitarsi, dapprima con timidezza e percepirne la presenza appena un filo.

Usiamola, questa energia, per aprire il cassetto dei nostri sogni, anche piccoli ……e cominciamo a progettare.

Magari, anche solo riprendere uno sport abbandonato da tempo.

Ed emozionarsi, per essere li.

Di nuovo.

Lasciare che l’emozione scorra, sentirla nel corpo, lasciarla libera di esprimersi, di parlare, finalmente.

Sapere che siamo sempre stati quello che vorremmo ora diventare, sapere nel profondo che spetta solo a noi raccogliere le occasioni e farle fiorire nella nostra vita.

Esserci.

E svolgere al meglio il nostro compito evolutivo.

Che passa anche attraverso il dolore, la resistenza, l’accettazione e la resa finale.

La resa attiva, però.

Che non chiede un miracolo salvifico ma d’imparare ad esserci, a prescindere da tutto, in piena presenza e gioia.

E diventare così creatori della nostra realtà.

Gioite con il vostro corpo !

Sentitelo ! Ascoltatelo !

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La sfida del Cambiamento: i miei suggerimenti

Se siete frequentatori del web e dei social, non potete non vederli.
Impossibile non incappare in tutti quei post motivazionali sulla comfort zone, la difficoltà al cambiamento e l’anelito verso una nuova vita, conditi con frasi ad effetto che scomodano saggi da ogni angolo del pianeta.
Quindi, se state cercando inutilmente e da tempo di demolire a testate quell’odiosa resistenza che vi impedisce di attuare una decisione, consolatevi.
Fiumi di inchiostro, vero e virtuale, si sono consumati su questo tema: non siete soli
Probabilmente la cosa non vi consolerà più di tanto, vero ?
Cercate soluzioni, più che una spalla su cui cercare consolazione.
Eccomi nuovamente a rendervi fastidioso il compito di venir fuori da un impiccio: potete farlo solo da soli.
MA, la buona notizia è che, almeno, qualche strumento certo ed efficace può arrivarvi da qualcun altro che, credetemi, non è certo esente dall’aver sperimentato la stessa difficoltà.
Perché il nostro sistema biologico si attiva praticamente solo sotto stress, o meglio, se forzato dallo stress: dalla fame, dalla ricerca di sicurezza, di protezione, di cura….insomma, sono i bisogni primari a spingerci al di là dei confini caldi e rassicuranti del conosciuto. Senza alcuna urgenza, siamo programmati per fare economia delle nostre riserve e durare il più a lungo possibile, prima di doverci esporre nuovamente al pericolo di una nuova esperienza.
E’ il nostro programma inconscio di autoconservazione che ci rende recalcitranti …. e questo vale per tutti.
Solo, alcuni hanno imparato a non essere vittime della propria mente e conoscono i trucchetti che possiamo usare per alimentarla con qualcosa che ci strappi dal divano, dalle frequentazioni tossiche, dal cibo spazzatura, dalle dipendenze e così via.
Avrete mica pensato che la resistenza al cambiamento abbia a che fare solo con un piatto di pasta o con la vostra pizza preferita, vero ? O con quel biscottino che profuma di nonni ed infanzia ?
Eh, no. Siamo un filo più complicati.
Ma questo….lo intuivate già.
Torniamo a noi…. vada per il biscottino, ma tenete a mente che ciò che vi dirò vale per tutte le resistenze al cambiamento che sentirete agire come un freno insopportabile dentro di voi.

Che vi fanno sentire divisi, separati inesorabilmente da ciò che sperate di diventare,
profondamente insoddisfatti e che vi inducono a giudicarvi con durezza,
a ingurgitare disagio ed un serpeggiante senso di inadeguatezza e delusione.

Vi riconoscete ?
Proviamo a saltare tutta la parte che ci spiega quali possono essere i tipi di resistenza, da cosa possono essere indotti, gli stili caratteriali che vengono più frequentemente interessati ed andare subito al sodo.

Cosa possiamo fare concretamente per iniziare in una nuova direzione, ora ?

Certamente, ci servirebbe sapere perché ci siamo invischiati in una palude di abitudini disfunzionali ma possiamo provare a passare direttamente all’azione, riservando gli approfondimenti al caso sfortunato in cui, probabilmente, dovremo fare una strada un po’ più lunga per dirimere nodi un po’ più ingarbugliati.
Cediamo all’ottimismo e speriamo di potercela cavare con qualcosa di meno strutturato.

Via, si parte.

PRIMO PASSO : FISSIAMO UN OBIETTIVO, MA….BASTA ?

ED AVANZA, DIREI !

E’ tempo che punti a realizzare qualcosa: cambiare abitudini alimentari o stile di vita, frequentazioni, lavoro….la scelta è ampia e magari non è nemmeno un solo aspetto a contribuire all’insoddisfazione.
Così, pensi che se fossi più in forma, magari saresti più appetibile ai colloqui. Oppure con un’occupazione diversa risulteresti più adatto ad attirare una platea di amicizie più interessanti.
In effetti, stai disperdendo energie, focalizzandoti su un orizzonte talmente ampio da farti perdere la bussola.
Sotto la pioggia, il bicchiere si riempirà una goccia per volta, invece.

Stabilisci un obiettivo, uno solo.

E’ il fondamento della riuscita, la base su cui costruire la tua azione futura…..ed anche la cosa più difficile.
Forse pensi che per te è tutto chiaro, è da tempo che vuoi ottenere quel risultato, il primo punto è già fatto.
Sicuro ?
Sai realmente perché vuoi ottenere proprio ciò che hai scelto di ottenere ?
Hai già indovinato, il “perché si” non vale.
E nemmeno “perché è sempre stato così”, o “perché è bello, mi farà sentire bene, è una cosa che sento di dover fare”.

La prima regola è stabilire una motivazione forte, concreta e pratica, riferita alla realtà.”

Non volere ottenere una cosa perché non vuoi il suo contrario, non formulare in negativo, piuttosto, dispiega interamente l’intenzione anche emotiva ma con un contenuto realistico, preciso, identificabile in un preciso orizzonte temporale.
E vai per gradi.
Non decidere di dipingere domani la Monna Lisa, ok ?

SECONDO PASSO : SII UMILE. OGNI AIUTINO E’ BENE ACCETTO

Una volta che abbiamo lavorato e focalizzato adeguatamente l’obiettivo, abbiamo in tasca la mappa ma ancora non abbiamo il mezzo di trasporto che ci condurrà a destinazione.
Per viaggiare sicuri, dovremo sceglierlo bene perché è grazie ad esso che giorno per giorno ci avvicineremo alla destinazione perché si, la strada è fatta di tanti passi e più certi e veloci sono, prima otteniamo il risultato.

Gli aiuti servono a rinforzare la nostra motivazione, non potranno mai sostituirla.
Ma sostenerla, quello si.

Potremmo avere momenti di debolezza o di dubbio ma se avremo intorno a noi gli strumenti giusti, non perderemo la bussola, risparmieremo tempo e fatica, avremo la mente più leggera.

*Imparate
Informatevi, siate avidi di imparare tutto ciò che ha a che fare con il vostro obiettivo.
Leggete, cercate ogni contributo di persone che abbiano già vissuto esperienze simili, curiosate tra le diverse soluzioni, cercate gli studi che sostengano la vostra teoria.
Più saranno le informazioni a sostegno della vostra scelta, più veloce la trasformazione che vedrete realizzarsi.

*Realizzate che non siete soli
E più saranno le persone intorno a voi, con cui condividere i vostri piani, maggiore sarà la forza del vostro guardiano interiore, quello che interromperà il chiacchericcio delle Sirene nella vostra mente. Usate il vostro ego in modo costruttivo, per rinsaldare le crepe create dalla fatica del cambiamento: imparate a chiedere aiuto, a condividere, a cercare insieme ad altri nuove soluzioni per rimediare ai vostri scivoloni.

*Allenatevi a sentirvi decisivi
Allenate la vostra mente ad essere presente alla vostra scelta.
Fatelo ogni giorno, in ogni momento ed in qualsiasi scelta.
Rendete il cambiamento che volete realizzare la vostra priorità, il faro che guida le azioni da compiere, rendendovi conto che a ciascuna di esse corrisponde un sassolino anche minuscolo ma importante ai fini della costruzione della vostra nuova dimora.
Dovete cambiare abitudini alimentari ? Tenete bene a mente cosa non volete in dispensa, quando fate la spesa. E se volete fare ginnastica, srotolate il tappetino in modo da inciamparvi il maggior numero di volte. Abbiate qualcosa di interessante da fare a casa, se volete evitare di frequentare qualcuno che vi è sgradito…e così via.
Usate la vostra creatività, dando importanza alle vostre azioni, nella consapevolezza che potete cambiare davvero le cose, anche se a piccoli passi.

Allenatevi a sapervi decisivi, nella vostra vita.

*Usate la vostra creatività a vostro favore
I sensi vi hanno da sempre giocato brutti scherzi, appena avete stabilito un obiettivo: il profumo della pizza ha invaso le vostre narici al primo giorno di dieta ed avete sentito le grasse risate della vostra cattiva compagnia appena avete pensato di cambiare giro.
Sapete quindi perfettamente quanto sono potenti i loro richiami, quanto arrivino profondamente alla “pancia”, attivando i vostri bisogni e desideri più profondi.
Usateli allora a vostro vantaggio: con il vostro obiettivo ben focalizzato e preciso in mente, osservatevi nel prossimo futuro, come sarete una volta a destinazione.
Pregustate tutto ciò che avrete realizzato, concedetevi di abbandonarvi ad ogni minimo godimento vi aspetta. Rimuginate allegramente su ogni dettaglio, lasciando che nel corpo scorra la meravigliosa, dolce sensazione della vittoria.
E quando avrete riaperto gli occhi, sarete così centrati, così carichi e motivati che non potrà fermarvi più nessuno.
E’ la potenza delle emozioni.

*Amate la ricompensa come un bambino
Naturalmente, quando avrete raggiunto l’obiettivo, godetevela !
Dopo le tante volte in cui vi sarete sentiti oppressi dalla durezza del viaggio, fermatevi a godere il percorso che avete fatto ed i risultati raggiunti.
Passate dalla noiosa e svilente osservazione delle difficoltà che vi aspettano, al godere della voragine che avete creato tra ciò che eravate e ciò che siete. Osservate il cambiamento. E’ vostro, una vostra realizzazione, una vostra vittoria. Gioite.
Avrete nel frattempo sviluppato una buona dose di consapevolezza, una qualità che vi tornerà utile in ogni occasione della vita.
Vi sarete scoperti chiari nell’intento, forti e decisivi nell’azione ed efficaci nell’ottenere i risultati.
E se non è una grandiosa ricompensa questa, cos’altro potrebbe esserlo ?

*******

Avete fatto un viaggio, immaginato un traguardo, percorso la strada inciampando e trovando chi vi sostenesse nei momenti di difficoltà. Avete riscoperto la vostra potenzialità e potenza, abbandonato l’amara insoddisfazione a favore della delizia nel godere della vostra vittoria.
Potete solo aggiungere la chicca finale a tutto questo.
Fare che la vostra gioia sia gioia per gli altri. Condividete i vostri sorrisi, la vostra serenità con chiunque vi incontri e spargete i vostri semi senza curarvi se germoglieranno. Non è vostro compito, il vostro è compiuto.

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Una goccia….nel mare della detox

Oggi mi sono data un compito… complicato, ovvero dare il mio contributo al tanto parlare e straparlare di detox. Il punto di vista di una naturopata.
Complicato perché si centra il cuore del lavoro naturopatico in senso stretto, ovvero la prevenzione.
Che, infatti, sta tutta nella “pulizia” di corpo e mente.
Negli anni, mi sono orientata nella mia professione più verso la mente, ma come posso dimenticare che c’è un legame inscindibile, di cui abbiamo davvero percezione quotidiana ?
Quindi, quando faccio fare “detox emozionale” in studio, spesso completo il percorso aiutando anche il corpo ad alleggerirsi, conformandosi e sostenendo il lavoro che la parte emozionale sta compiendo.
E’ una strada sulla quale ci si affaccia troppo spesso a danno fatto, quando già gli effetti deleteri della situazione si fanno sentire, quindi, per me questa iniziativa è davvero grandiosa, così come tutto il nostro stile alimentare, che già di per sé, sfiammando l’intestino, alleggerisce il nostro corpo di uno dei carichi più pesanti tra quelli che conducono a malattia.
Oggi vi presento alcune “armi” che uso: non parlo di tisane ma di prodotti già confezionati, liquidi e pronti all’uso. Vi saranno utili, vedrete.
Mi limito a darvi degli strumenti veloci e pratici, che possono esservi utili anche se non conoscete la meravigliosa tradizione erboristica o non avete un erborista qualificato/a in grado di prepararvi la giusta miscela per le vostre esigenze.
I preparati già pronti hanno alcuni vantaggi, come quello di essere, appunto, pronti all’uso nonché di utilizzare materie prime con controlli accuratissimi sia per provenienza che per stoccaggio e preparazione, assicurando così il consumo di un prodotto sicuro che non può subire contaminazioni.
Possono avere caratteristiche di preparazione diverse: come è logico pensare, ogni azienda punta sul proprio know how ma non è detto che una scelta sia necessariamente migliore dell’altra in senso assoluto. Esistono infatti molti prodotti differenti tra loro ma comunque validi, che uso e consiglio. In genere li preferisco liquidi.
Quali possono essere le differenze ?
Possono contenere le piante in forma di succhi, con un apporto del complesso fitoterapico, o di estratti titolati, che garantiscono un apporto standardizzato di un principio attivo.
Possono essere composti da un mix di fitoterapia e gemmoterapia, ovvero contenere sia un estratto della pianta sia un estratto ricavato dai tessuti embrionali (meristematici): le gemme hanno in sè tutte le informazioni e la potenza vitale che permettono lo sviluppo della pianta stessa e sono un vero concentrato di energia vitale.
Oppure, unire alla fitoterapia elementi minerali o vitamine, il tutto nell’ottica di rinforzare la sinergia e massimizzare il risultato senza stressare l’organismo e depauperarlo di scorte di micronutrienti.
Il vettore di tutto ciò è importante: la diluizione delle piante in acqua energizzata (e sarebbe bello parlare anche di questo…ve l’ho detto che il compito era difficile) garantisce un preparato vivo e vitale in grado di esprimere tutta la potenza della natura nel nostro organismo.
Senza indicazioni particolari, direi che molti dei prodotti in commercio sono consigliabili e comunque paragonabili in linea di massima.
Non sorprendetevi se, nonostante questo, uno funzioni meglio per voi rispetto ad un altro, che magari è meglio tollerato da qualcuno che conoscete.
Lo affermo sempre, non siamo tutti uguali, e nemmeno noi, in diverse stagioni della nostra vita, siamo i medesimi.
Con prodotti sicuri, potete testare in sicurezza.
Ripeto, fatte salve esigenze personali, patologie e via dicendo.
Alcune indicazioni di massima:
Quando fare detox ?
Tradizionalmente, nei cambi di stagione.
E’ una ritualità, va benissimo se la prendete come abitudine.
In momenti particolari di accumulo di stress, unitamente a tutti gli altri cambiamenti che si consigliano, ovvero stile di vita ed alimentazione: in pratica è come fermarsi, respirare e ripartire con energie rinnovate. Bastano pochi giorni.
Quando non fare detox ?
Quando si usa come tappabuchi per eccessi alimentari e non. Tutto sbagliato.
Non è indicato fare troppi cicli, troppo vicini o troppo lunghi Meglio, piuttosto, uno stile di vita ed alimentare più leggero, vario, vitale e nutriente…in tutti i sensi.
Quando l’organismo è troppo debilitato, scarico, povero. Ricordiamoci che stiamo comunque dando del lavoro extra da fare quindi…
Come comportarsi durante la detox ?
Adeguare numero e composizione dei pasti, non dimenticare la corretta idratazione.
Non abbandonare l’attività fisica ! Modularla, piuttosto, specie se siete tipologie strutturali già scarne di sostanza ed energia …ma ricordate che il corpo deve muoversi, vivere, sempre.
Comportarsi in sintonia con il momento, vivere l’esperienza di pulizia, accogliendo gli spunti che fornirà, se rimarrete centrati.
Arriverà forse allora il momento di tagliare rami secchi, abitudini scorrette o implementarne di nuove e benefiche.

Lasciate che il corpo vi parli. Che poi è il mio mantra….

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